A come Alchimia (parte terza...)

Parigi ancora. 29 sono gli anni miei. Un altro albergo, ma di lusso questa volta. Pagato dall’editore che mi ha convocato in redazione chez rue Sebastién Bottin, per correggere le bozze del mio ultimo libro che sta per essere dato alle stampe.

E’ tutto a posto, l’edizione riccamente illustrata è perfetta e la traduzione in francese impeccable. Ho un aereo da prendere per tornare, ma è tra qualche ora e dunque posso concedermi il lusso di una capatina da una “vecchia amica”...

Saluto, esco e prendo un taxi al volo. “Notre Dame, mercy...”.

Ecco, la rivedo ancora e abbiamo un po’ di tempo per passare assieme, io e LEI...

Passeggio piano. No, non ho bisogno del “crepuscolo”, va bene anche la realtà così com’è, che nulla mi disturba ora, anzi.

Passa un bateau, e mi concedo una risata dentro (che spero Iddio mi perdoni) pensando... “toh, le macchine fotografiche sono più moderne, mentre il resto invece... (Turisti!? Ma quando s’insegnerà già dalle scuole a... viaggiare?!?)”.

Metto una mano in tasca e un nuvolo di piccioni mi s’appressa in un turbine di ali. Ne tiro fuori invece del solito pane o becchime o che so io, solo una sigaretta e l’accendino, e quelli delusi pigliano l’aria e il mio pensiero li segue per un po’ bucando il fumo azzurro.

Poi a comando vira, piega le ali e torna a me. Basta quel che ho dinnanzi per volare...

“Ciao Signora -angelo custode del mistero delle cattedrali- e allora, eccoci ancora qua, eh!?

Mmh... Vedo che sorridi questa volta...? Bastarda! Lo sapevi. Sapevi tutto già dieci anni fa...

Come come dici? Ti stupisce il mio stupore d’oggi?! Beh, se mi permetti non ho mica qualche migliaio d’anni, io...! Sono stupido, stupido e imperfetto. E ancora preda di mille pulsioni che non so davvero governare.

Pensa: mi servono i ricordi, le emozioni, le passioni per andare avanti! Ho ancora bisogno di conferme e spesso, troppo spesso mi colgono ansie, dubbi e paure... Una poi insopportabile. Quella in cui mi vedo come da fuori, e mi viene da deridermi per questo nostro rapporto peculiare, per tutto quello che insomma mi lega a te... Come... Come se dovessi scoprire che tutto questo è solo un sogno, capisci? Un’illusione... E sono un sogno e un’illusione così belli, che se dovessi per caso destarmi da essi disilluso davvero non so cosa sarebbe più di me in questa vita...

Guarda, proprio per questo ti chiedo scusa... Voglio dire, ti dispiace se ti lascio un attimo, entro, guardo un po’ di cose e poi torno qui a salutarti?

Sì, non ci vorrà molto...

Voglio... Voglio solo vedere se è tutto come lo ricordo... Intatto nel senso ancor più che nelle forme...”

Spengo la sigaretta sulla suola d’uno stivale, m’infilo la cicca in una tasca e così guadagno l’interno della basilica perduto tra la folla.

Guardo tutto con calma, come se fosse la prima volta che lo vedo. Il timore se ne va, mentre ricordo a me stesso la strada che ci ha condotti ancora lì, io e la mia consapevolezza piena questa volta...

E scopro e riscopro tutto come allora, anche se più vero e un po’ più forte adesso, dopo tutto quel che accadde in mezzo...

Il “libro è stato aperto”. Non più solo suggestioni immaginifiche, ma corrispondences fra quel che vedo, sento, immagino, e quel che so e posso fare, anche davanti a un FORNO con un paio di pinze tra le mani, e attorno a me storte, alambicchi, matracci e poi crogioli in ogni dove...

E la certezza assoluta che non c’è altra possibilità di comunicazione in questa “scienza”: o tutto passa dall’immagine, dall’allegoria, dal simbolo meditato e digerito nella sua polisemia straniante, oppure tutto è niente!

Poiché anche qui, come in ogni altra via, o s’impara innanzi tutto a destrutturare la prigione creata dalle menzogne dell’io cosciente solamente, oppur’non se ne esce, e sempre incarcerata sarà la nostra anima nel corpo, greve anch’esso punto e basta nel diuturno sfarsi e digerire e ribollir di miasmi...

Non poteva essere altrimenti: un libro ancora, un libro che mi riportò quasi per caso mio padre e che mi costrinse a ristudiare in toto sia la storia della mia città, che a riprendere in maniera seria e approfondita il cammino sapienziale che avevo interrotto pochi anni primi...

Storia di un Mago e di Cento castelli titolava. Vi si leggeva di Ottaviano Ubaldini della Carda, “vice principe” di Urbino al tempo di Federico da Montefeltro, e gran cultore di virtute et conoscenza, specie quella che menava e si partiva dalle dimensioni spirituali le più arcane... Michelini Tocci, che ne scriveva, si fermò all’astrologia, da sempre la più “lecita” e seguita delle attività segrete. Studiai un po’ di cose e andai nei luoghi a sincerarmi, e mi accorsi che c’era parecchio di più dietro a tutta la vicenda. E che mille erano le tracce che il Principe/Filosofo aveva lasciato dietro a sé, nelle tante opere della corte urbinate di cui curò la committenza (torneremo amplius anche su questo...). Una cosa emergeva con evidenza, anche da un’analisi superficiale: Ubaldini era stato un’alchimista. Mi appassionai del “caso”, e decisi che avrei fatto proprio su di lui e sulle sue influenze occulte la mia tesi di laurea. Ovvio che qui non si scherzava più. E che obbligatorio diveniva riprendere sì gli antichi studi giovanili, con una cura -come dire- duplice: da un lato sui piani sottili della cosa, spirituali; e dall’altro sull’estremo rigore accademico da tenere sul piano della scientificità e della ricerca delle fonti.

Il progetto di lavoro era dunque “scritto”: dovevo approfondire in ogni modo l’alchimia in quanto tale, mentre tra carte antiche, immagini e documenti cercavo come un pazzo prove e documenti...

Due sensazioni contrastanti: da una parte, studiando l’alchimia-per-l’alchimia, la bella sensazione di star tornando verso casa come dopo un lungo viaggio; dall’altra, l’orrida impressione di stare come brancolando nel buio, che di allegorie ce n’erano a bizzeffe (e più progredivo negli studi ermetici e nelle specifiche simbologie, più ne ravvisavo), ma di prove vere e proprie manco l’ombra...

Nel versante degli studi, l’ultimo capitolo di un libro mi dette una sferzata di vero e proprio entusiasmo. Era lo straordinario Le Meraviglie della Natura di Zolla, e il capitolo era quello intitolato a certo “L”, dove come fosse la cosa più normale del mondo si leggeva che Zolla aveva incontrato L, lo conosceva, e questi era un’alchimista che viveva presso Lugano ed operava secondo la VIA SECCA, in ossequio degli insegnamenti del maestro Fulcanelli, di cui L aveva potuto incontrare l’allievo Canseliet!!! Cioè, l’alchimia era una scienza ancora viva, e a giro (saperli trovare...) c’erano ancora alchimisti!!!

Una cosa da impazzire... E infatti, io ero belle e diventato matto nella vana ricerca di qualche traccia certa della presenza nell’Urbino rinascimentale di una qualche tradizione alchemica...

Accadde tutto ancora una volta per caso, ma con una concatenazione di eventi così straordinaria, sincrona, che insomma, giudicate voi...

In una fredda giornata di febbraio incontro davanti al Caffè Belpassi a Urbino un amico mio carissimo, fraterno -Giorgio Bramante Donini in arte Figaro- da poco tornato dalla Sardegna dove insegnava. Si parla del più e del meno e il discorso cade su quel che sulla mia tesi... Giorgio insegna nei licei artistici e nelle accademie, è persona raffinata e culturalmente sveglia, quasi troppo per star bene per davvero in questo mondo. Apertissimo mentalmente... Gli racconto tutto anche perché lo vedo accendersi d’interesse per il “diverso filosofar mio”. Il discorso cade su Ottaviano Ubaldini e sull’impasse in cui mi trovo... Lui come fosse la cosa più naturale del mondo mi fa: “perché non telefoni a Gabriel Slonjna Ubaldini? E’ l’ultimo discendente della famiglia e magari ti fa dare anche un’occhiata nell’immenso archivio di famiglia... Oddio -fa sopra pensiero- non c’hanno mai fatto andare nessuno, ma magari ‘sta volta fanno un’eccezione...”.

Io sono letteralmente esterrefatto: c’è ancora un Ubaldini e io non lo sapevo, e c’è anche un archivio da consultare che a occhio e croce deve essere (ho quasi paura di pronunciare la parola...) inesplorato!!!

Troppo bello anche per essere solo un’invenzione, figurarsi poi s’è vero...

Chiedo: “ma chi è questo, cosa fa? E poi dov’è st’archivio?” E penso: sarà un vecchio pazzo con quattro carte di ieri l’altro in una baracca di campagna...

“Guarda -mi fa Figaro- Gabriel adesso vive tra Reggio e Parma, dove lavora come psichiatra trans-culturale nel centro d’igiene mentale di Reggio... L’archivio è invece qua in Urbino. Sentiti con lui, che adesso a casa sua ci abitano la madre di Gabriel con gli zii, e sono tutti anziani... Toh, segnati il numero (NB. All’epoca ancora erano rarissimi i cellulari, ma ci si trovava uguale...)...”.

Saluto e vado via con questo foglietto racchiuso in una tasca: per me, sarà come per un giocatore la schedina vincente del superenalotto! No, non mi farà certo ricco -figurarsi- ma mi metterà in contatto con una delle persone più straordinarie che mai ho avuto modo d’incontrare in vita mia. Anzi, più di una. Anzi, varie... Ma anche di questo diremo a tempo e luogo come deve, per ora, quel che conta sono i fatti nudi e crudi...

E questi vogliono che fu tramite Gabriel che trovai nell’archivio della famiglia Ubaldini quel che da lungo tempo andavo cercando: la testimonianza che certificava Urbino quale centro d’eccellenza per la scienza ermetica nel Rinascimento (e certo prima e pure dopo...).

Fu tramite Gabriel che poi conobbi Zolla e Lucarelli (era lui L).

E sempre tramite Gabriel approcciai mondi sciamanici e tutti gli orienti del pensiero, sino a divenir io stesso... ALCHIMISTA!


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